Luca Coclite
Supertrama

23.02 - 14.03

Supertrama
Info

Immagini fuori stagione
di Enrico Camprini

Supertrama
L.T - Libri Tasso

Rassegna stampa

Marktstudio
via Don Minzoni 7/A, Bologna

marktstudiobo@gmail.com
instagram: @markt_studio
facebook: @marktstudiobo

Marktstudio è uno spazio espositivo, un contenitore di progetti artistici, ma anche progetto artistico in sé.
Prendendo in prestito come luogo fisico un laboratorio e negozio di cornici situato nell’area della città denominata Manifattura delle Arti a Bologna, si pone l’obiettivo di indagare i cortocircuiti interni alle tradizionali concezioni di spazio espositivo e di vendita, in rapporto alla dimensione artigianale e di bottega.
Il progetto si rifà alle origini del concetto di galleria d’arte come lo conosciamo oggi, riferendosi ai corniciai e antiquari parigini di fine Ottocento, o ai magazzini delle gallerie d’arte dell’epoca, esempi di contesti in cui la dimensione commerciale e la fruizione degli oggetti artistici non erano ancora del tutto parte di un sistema strutturato come quello odierno.

Tutte le mostre saranno accompagnate da un prodotto editoriale curato da Libri Tasso.

Marktstudio è un progetto di Giuseppe De Mattia, in collaborazione con Enrico Camprini, Carlo Favero, Federica Fiumelli ed Eleonora Ondolati.

Supertrama

Marktstudio inaugura la sua attività espositiva, nell’ambito di ART CITY Segnala 2020 in occasione di Arte Fiera Bologna, con una mostra personale di Luca Coclite: Supertrama.

Supertrama, che dà il titolo alla mostra, è una serie su cui l’artista ha lavorato negli ultimi anni e con la quale prosegue la sua ricerca sul tema del paesaggio, indagandone la dimensione non solo estetica ma anche culturale, sociale e politica e si inserisce all’interno di una ricerca più ampia sulla percezione del paesaggio.
In particolare le opere esposte rappresentano l’esito della riflessione di Coclite sul graduale cambiamento di una parte di territorio che lo riguarda da vicino, la costiera mediterranea del sud, dove il processo di desertificazione, favorito anche da scelte politiche inadeguate, e il proliferare dell’industria turistica minano l’equilibrio paesaggistico e “culturale” del territorio.
Utilizzando una trama ricavata da elementi organici come il fico d’india, pianta alloctona per eccellenza che nel tempo si è naturalizzata, l’artista crea immagini tracciando le coordinate di una nuova natura rivisitata, non spontanea e irrimediabilmente determinata dall’impatto umano.
Le Supertrame, realizzate su differenti supporti, richiamano figure e forme riconducibili ad elementi di un ecosistema esistente e al tempo stesso lo celano e lo modificano, stimolando lo sguardo dell’osservatore a un esercizio di riconoscimento, oppure aprendo al libero gioco dell’immaginazione.
La scelta di un materiale organico come matrice delle opere non è casuale. Lungi dall’essere inteso soltanto come una sorta di stencil vegetale, esso rappresenta un punto di riferimento concettuale per l’esposizione: non come immagine in sé, ma come metafora. Presente in mostra con lo scopo, apparentemente ludico, di documentazione fotografica, la pianta esibisce segni indelebili di passaggio, tracce, sovrascritture; allo stesso modo tutto un ecosistema mediterraneo sta subendo da un decennio un processo di radicale modifica, di riconfigurazione.
Laddove, nelle società tardo capitalistiche, l’immagine di luoghi che si configurano come votati al turismo di massa si identifica nel cliché edulcorato, nella visione edenica e rassicurante, spesso parziale o mistificatoria, Coclite mette a nudo il lato oscuro dell’attuale paesaggio mediterraneo, svelandone l’ossatura ibrida e post-naturale.

Immagini fuori stagione
di Enrico Camprini

Che cosa ci rivela l’osservazione di un paesaggio? Che sguardo adottare per decifrarne il mutamento, quali le sue implicazioni e conseguenze? Queste alcune delle domande più significative con cui si misura il lavoro di Luca Coclite, interrogativi che nella loro complessità conducono direttamente a Supertrama.
Il rapporto con il cambiamento del paesaggio ci interessa in prima persona. Certo occorre intendersi: darne una definizione univoca è estremamente complesso e probabilmente impossibile. Oggetto di esperienza, struttura relazionale, mezzo di conoscenza ed espressione di un’«impressione aurorale», parole di Franco Farinelli (Geografia, Torino, Einaudi, 2003), il paesaggio si nega ad un approccio frontale, oggettivante.
Non stabilire che cosa esso sia, ma come si dispiega la sua percezione: questo ci interessa per avvicinarci al lavoro di Coclite che, attraverso media differenti, si occupa di paesaggio sotto una lente che fa di esso un agglomerato di esperienza estetico-percettiva, sociale e culturale di natura inevitabilmente collettiva. I cambiamenti radicali di molti luoghi non sono semplicemente differenze fisicamente evidenti, ma tracce materiali di una mutata sensibilità, di una diversa modalità di rappresentazione dello spazio condiviso. Il territorio su cui l’artista fonda la sua ricerca, la costiera mediterranea meridionale, nello specifico il sud della Puglia, dove è nato e risiede, è zona in cui è in atto da due decenni un processo che possiamo ben definire di sperimentazione capitalistico-turistica, che determina modifiche evidenti sotto aspetti sia topografici che relazionali. In questo senso lo sguardo che rivolgiamo al paesaggio è in sé politico: l’immagine che osserviamo, lungi dall’essere priva di implicazioni, è rappresentazione di conflitti, contraddizioni, su cui si innesta la nostra modalità di interagire con l’ambiente. Allora lavorare sull’immagine, esporla, manipolarla, la rende uno spettro su cui questi conflitti possono risaltare, emergendo come zona d’ombra, contraltare del cliché edenico e da cartolina tipico degli standard comunicativi dell’industria turistica. Qui l’intento di Coclite: mappare le tracce dell’influenza antropica sul territorio, rendendone visibile la fragilità. Non visioni catastrofiche né una presa diretta sui danni, pur evidenti, causati da una sbagliata idea di sviluppo; piuttosto un’immagine che l’artista stesso definisce «fuori stagione», volto più vero di un paesaggio inteso come luogo di memoria, crocevia di eredità materiali e culturali dimenticate, sovraccarico di vita tanto quanto, spesso, abbandonato. Queste le premesse: come inquadrare Supertrama?
La riflessione di Luca Coclite prende una direzione, direi primaria, che si concretizza nell’elaborazione di opere videoinstallative, fotografiche, dove la tensione tra realtà e virtualità, le storture di una percezione abitudinaria vengono messe a nudo nell’immagine. Supertrama rappresenta un percorso laterale, con i medesimi presupposti ma diverse peculiarità. Un percorso che si sedimenta in pratica quotidiana, esercizio immaginativo, gioco. Al centro dell’attenzione non ci sono più fragili paesaggi o l’azzurro di un mare stereotipo del consumo vacanziero, ma forme misteriose, vagamente organiche, non immediatamente riconoscibili. L’assenza di un referente chiaro è la maggiore suggestione della Supertrama. Che cosa rappresenta? Di per sé, proprio nulla. Si tratta semmai di formulare ipotesi, capire che siamo di fronte ad un esperimento estetico, un gioco combinatorio potenzialmente inesauribile di forme, strutture, modelli per un paesaggio rinnovato attraverso cui Coclite allena il proprio sguardo e la propria immaginazione, e noi con lui. Se non c’è referente, è però presente una matrice. L’artista utilizza nei suoi interventi pittorici, come una sorta di stencil, i cladodi secchi del fico d’India; strutture reticolari, filiformi, vere e proprie trame, sono l’origine per così dire figurativa delle opere, che le convertono in camouflages dal sapore marcatamente pittorico. Esiste poi, in parallelo, anche una dimensione simbolica. Trama come ossatura, struttura portante di una nuova natura ricreata ma anche, nella mente dell’artista, trama in senso narrativo, discorso sul paesaggio: ancora una volta il racconto a cui pensiamo è quello del falso stereotipo di un ecosistema incontaminato, l’eterno paradiso terrestre continentale e la sua flora rigogliosa. Allora da semplice strumento il fico d’India diviene simbolo. Icona a buon mercato del panorama mediterraneo che spesso porta su di sé le tracce sgraziate di un turismo di massa – Coclite non manca di documentarlo – la pianta medesima rappresenta una sorta di sovrascrittura naturalistica. Specie alloctona per eccellenza, infestante in origine, diventa poi parte integrante dello scenario paesaggistico.
Siamo tornati al punto di partenza, lo sguardo resta politico. In Supertrama l’esercizio immaginativo, l’invenzione di una natura camuffata, o forse completamente nuova, non sono cancellazioni o tentativi di distacco, ma pratiche di quotidiano avvicinamento a ciò che ci sta attorno, e un ritorno al reale per mezzo dell’immagine, autenticamente fuori stagione.

Supertrame e segreti cosmici nelle opere di Coclite e Zaza